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Oh ragazzi!?

Oh ragazzi ma davvero tra di noi c’è qualcuno che pensa di essere così tanto più forte degli altri da poter riprendere i compagni in continuazione? Suvvia, non scherziamo! A me piuttosto l’altra sera abbiamo dato l’impressione di essere un gruppo di bravissimi ragazzi in cui però nessuno o quasi ha un’idea chiara di come il calcio, specialemte ad 11, sia uno sport di SQUADRA. Veramente ho l’impressione che il concetto di squadra sia equivocato da molti di noi. Chi è più forte pensa di poter contare di più e pensa che debba fare tutto lui; chi è più anziano pensa le stesse identiche cose; chi è amico di un compagno di squadra fuori dal campo pensa di potergli dire qualsiasi cosa anche in campo; chi non ha sbagliato magari solo nella partita precedente si sente subito titolato a dare indicazioni…. Nessuno invece si sforza di capire il compagno di squadra. A parole siamo sempre tutti modesti e costruttivi. Ma poi in campo la verità è che si dimostra di essere un gruppo di presuntusosi e di immaturi. E infatti, nonostante anche qualche buona individualità siamo ultimi fra gli ultimi. E non può essere colpa della difesa che prende sepre dei cazzo di goal all’inizio e non può essere colpa del secono peggior attacco del campionato.

Arriviamo in fondo a questo campionato e poi vediamo cosa succederà. Io che sono uno di quelli che perde ore ed ore ad organizzare le cose sinceramente se continua così quest altr’anno non credo. Però lotterò fino alla fine per non arrivare ultimo!

Per prima cosa in campo si sta TUTTI ( che vuol dire TUTTI) zitti. Parlano il Matusa che si è suo malgrado ritrovato a dover decidere con chi fare la figura di merda di turno, chi guida la difese (ma solo coi difensori senza dirigire da lontano anche l’attacco) e il capitano. Gli altri se vogliono possono incitare i compagni dopo un errore (INCITARE NON VUOL DIRE LAMENTARSI O DIRGLI CHE AVREBBE DOVUTO FARE, È CHIARO?) o fargli i complimenti. Niente di più.

Stesso discorso per quando si deve battere una punizione o un rigore: se siamo così ridicolmente immaturi da non sapersi mettere d’accordo sul momento, vorrà dire che decideremo prima chi batterà che cosa. Poi però basta! Si va sempre in due o tre sulla palla e immancabilmente poi mancano gli uomini in area pronti a ribattere o a buttarla dentro come gli altri fanno con noi.

Un ultima considerazione: io che non li ho provo una certa ammirazione per chi ha i piedi buoni. Ma se i piedi buoni devono servire a fare un dribbling dopo l’altro per poi perdere immancabilmente palla allora non mi sento affatto inferiore. Chi sa  giocare a calcio tenta il dribbling solo come ultima spiaggia e non come unica soluzione per pavoneggiarsi. Il calcio vero è fatto di triangoli e passaggi di prima, non di giocolieri.  Gattuso ha vinto due coppe dei campioni e un mondiale, Miccoli forse non ha mai fatto nemmeno la coppa uefa…. Ė chiaro il concetto?

Alla prossima, Cala

Lo so: è inutile fare belle partite se non si fanno punti.

Lo so: si fanno sempre cappelle difensive nei primi minuti, e si gioca sempre con l’handicap

Lo so: facciamo sempre una gran fatica a tirare in porta.

Però volevo dire che ieri siamo stati una squadra compatta e generosa, in cui nessuno si è tirato indietro (tanto che Domenekke ci ha lasciato una fetta), e questo è bello al di là del crudele verdetto del campo. Volevo poi ringraziare Giorgio e Giulio che hanno accettato ruoli che forse non sentono come il massimo della vita: io dico che hanno giocato benissimo, e per me devono continuare lì. Come ValDivino, che nel mezzo al campo si fa sentire eccome (c’è chi dice che dovrebbe astenersi dalla Florentia quando la sera c’è da giocare: ma se invece della Florentia va a svuotare la cambusa del trippaio è peggio).

Una menzione d’obbligo però deve andare a Leonicco, che libero di scorrazzare dove vuole ha fatto un partitone, rompendo le palle ovunque e timbrando anche il gol della speranza. Nel consueto impeto è entrato in collisione con una Processoniaria che l’ha fatto diventare un gambero, ma ha retto fino alla fine. 

Infine, trombe spiegate per il Cala: bisognerebbe mettere sul blog una foto del furgone che, pavesato coi volantini del CIRCOLO-LO VALLINI e le sue attrazioni, ha attraversato la città. Mancava solo il megafono sul tetto. (In mancanza di foto, si potrebbe riprodurre direttamente il volantino).

E ora, come direbbe il Sommo Capocomico, venghino venghino a Cavallina!

 

La deriva, apparentemente irrefrenabile, è quella di una compagine di comici allo sbaraglio devotamente prostrata ai piedi del Sommo Capocomico ValDivino. Che da due partite, enorme come non mai, ha preso in mano con altera e inappellabile decisione le redini della brigata, mostrando a noi comuni mortali quali scintillanti percorsi conducano all’ambito obiettivo, che finora nessuno ha mai osato pronunciare, della Vaccata Suprema. In quel di Mattaione, davanti al titubante incedere di un attaccante improvvisato, SCV si produceva in un avvitamento sul suolo superbamente concluso con le opime chiappe rivolte verso l’avversario, tentato dall’applauso scrosciante ma poi ripiegato sulla banale corsa a rete senza ostacoli: infatti, proprio per facilitare la visione della prodezza del Sommo, Piècanuto Morino si asteneva dall’intercetto, producendo un’autostrada verso Papalina, puntualmente imboccata dall’ottusità di chi non merita l’arte.

La seconda prodezza, che passerà alla storia come il Numero Paradisiaco del Pallone Elastico, si è ammirata mercoledì al Cerreti. Dopo i primi calci nel riscaldamento, in effetti, qualcuno aveva cominciato a nutrire sospetti sul pallone di rosso fasciato che il Sommo aveva recapitato al campo mostrandolo come oggetto di devozione, e del quale si osservavano in effetti bizzarre traiettorie e un’indole alquanto indisciplinata. Ma nulla avrebbe fatto sospettare quello che è successo dopo una manciata di secondi, allorché la sfera, capitata nelle vicinanze della nostra porta in virtù del solito avvio sonnacchioso del Circolo, ha cominciato a prodursi in sbuffi, balzi e piroette evidentemente frutto di un addestramento circense a cui l’aveva sottoposta l’Inarrivabile: l’acme del Numero sarebbe consistito, di lì a poco, nell’Avviluppamento, per il quale palla e SVC si sarebbero gloriosamente insaccati come un unico sublime fegatello. 

Approfitto dell’ennesima pausa forzata per mancanza di luce (evidentemente il giovedì sera tutta l’elettricità dell’area serve a illuminare le manzone del disco Excelsior per gli innumerevoli segaioli della Bassa) per puntualizzare due cosine su assetti tattici (son parole grosse) e organico del Circolo. Si parla di ruoli, insomma, e distinguerò per ciascun reparto tra Convinti (chi, anche per mancanza di alternative viste le proprie caratteristiche, sente l’appartenenza al reparto) e Perplessi (chi per motivi diversi si presta al ruolo per amor di squadra ma senza particolare entusiasmo). Questo perché sia chiara la situazione e dunque la problematicità delle scelte del Mister (figura peraltro sfuggente come mai quest’anno).

Difensori Convinti. Marcatori: Bina, Cala, Morino; Costruttori: Giacomelli e D’Arrigo. Difensori Perplessi: Valori, Vallini, Chisci, DiMassa. A questi aggiungerei il Camma (di per sé ottimo Marcatore ma, mi pare, visitato da una perplessità che riguarda il suo senso di appartenenza in senso generale).

Centrocampisti Convinti. Centrali Mannelli, Poggiali, Mocchetti, DiPaolo, Pellegrini, DiMassa, Valori. Fascia: Niccolini, Magazzini, Colucci, Chisci. Perplessi di Fascia: Marroncini.

Attaccanti Convinti: Bazza, Vallini, Marroncini.

Balza subito all’occhio che c’è una squadra intera (11 elementi) che sente il centrocampo come propria terra d’elezione (con una predilezione particolare – 7! – per il ruolo di centrale: con quanti centrocampisti centrali si può giocare?); all’opposto la marcatura in difesa è pane quotidiano per un ridotto manipolo di pedatori di una certa età (3: media 51 anni). Dunque: 1. il centrocampo, che pure avrebbe bisogno di meccanismi collaudati, mal compatibili con tourbillon di cambi durante la partita, è il reparto oggettivamente più esposto a stravolgimenti in corso d’opera; 2. la difesa non ha praticamente ricambi, ed è soggetta a scontare il poco entusiasmo dei Perplessi).

Conseguenza: entusiasmo o no, e in attesa di improbabili deroghe dell’AICS sul numero dei giocatori che possono scendere in campo, qualcuno dei centrocampisti dovrebbe pensare seriamente a riciclarsi in difesa. Si aspettano candidature.

 

Tutto da rifare, verrebbe da dire. Sembra di essere ripiombati di colpo indietro, a un tempo che si pensava passato per sempre, quando la squadra non era squadra, ma un’accozzaglia molle e deconcentrata. Tre gol fotocopia su calcio d’angolo, con gli avversari che incornano indisturbati la dicono lunga sullo spirito di ieri sera. Giovedì è la prova del nove: chi siamo?

Ma l’aspetto più deludente della serata è il comportamento di chi non è venuto (perché magari si è fatto l’idea che giocherà poco) e non l’ha detto, e di chi si scopre che non verrà solo perché viene cortesemente interpellato. Ognuno è libero di fare quello che gli pare, ma naturalmente così ci si tira fuori dal gruppo.

Niente pagellone questa volta: il Matusa ha solo voglia di rivivere un altro po’ la partita di ieri, di scriverne per farla durare ancora, fermandola per quanto possibile e ingannare in qualche modo la memoria che se ne andrà.

Ma non so proprio da che parte rifarmi per raccontare quello che è successo la memorabile notte del Cerreti. Alla sarabanda di reti si accavallano immagini, emozioni, urla belluine e gioia scomposta, esaltazione e disperazione: un vortice che più volte ha perso vigore per poi nuovamente alimentarsi, e poi di nuovo tacere, e che alla fine ci ha sollevato tutti avvolgendoci nelle spire di una euforia liberatoria sperimentata forse solo in occasione della prima, rocambolesca vittoria del Circolo nella mitica palude della Trave. Eravamo tanti (19, addirittura troppi per entrare nelle note: e la cabala ha escluso il povero Berna, che proprio ieri rientrava dopo mesi passati ai box), con la scusa dei tesseramenti s’è rivisto anche Silvano, e, nel pubblico non pagante, anche Andreone: a sovrastare tutto e tutti, la severa icona gastrica di Domenekke, all’insegna della quale sarà celebrata la foto premonitrice. A ripensarci, gli ingredienti per l’impresa c’erano tutti (compresa l’affettuosa riconciliazione tra Silvano e Proraso), il problema era trovare l’alchimia per amalgamarli, come l’attack per le scarpe del Vallini.

Eppure è successo, dopo che è successo di tutto: un primo tempo magistrale, giocato ostentando totale controllo della situazione e sfiorando più volte il gol al cospetto di avversari ostici e incattiviti; e una ripresa da infarto plurimo aggravato, che ci ha visto due volte risollevarci dagli abissi in cui ci eravamo cacciati con le nostre mani. Dopo un fugone non intercettato che si conclude con Papalina uccellato, il solito assist agli avversari ci consegna allo 0-2 dopo dieci minuti. Il sipario incombe pesante, e il Matusa dà mestamente inizio alla girandola dei cambi: già nel primo tempo l’inguine inquieto di Vincenzo aveva imposto l’ingresso del Camma, dopo Leonicco per il Maga e Morino per il Bina nell’intervallo, entra Giorgio per capitan Bazza (con Niccosx dirottato a fare la punta), e si appresta a farlo il Poggiali per il Vallini. Al quale però viene data l’opportunità di battere una punizione dal limite. Temendo che l’attack facesse imparentare le scarpe alla palla, Ale tira una sassata rasoterra che piega le mani al portiere e si insacca: 2-1 e partita incredibilmente riaperta. Prima conseguenza: il Poggiali si rimette il tòni.

Spronati da un mister costantemente e pesantemente oltre le righe, gli avversari cominciano a perdere staffe e misure: intanto il DiMa rileva il Cala da terzino. Nell’occasione prova a insinuarsi in campo anche il Poggiali, che però viene sgamato, e gli tocca rimettersi il tòni. La partita va avanti sempre più spigolosa, con i gironcini sempre più insopportabili e il mister orrendamente ululante. Finalmente il Poggiali entra (fuori il Vallini), e poco dopo il Presidente rileva lo stremato D’Arrigo. Tra calcioni, urla e maldicenze che si abbattono a pioggia sul campo, Niccosinistro si butta su una palla in profondità, converge e fa secco il portiere. Apoteosi, Nicco gioisce furente davanti alla panchina avversaria, si tocca con mano il paradiso, come confermano gli inequivocabili barlumi ultraterreni emessi dall’icona di Domenekke. Si contano i minuti che mancano alla fine. Che non sono molti: non più di sette-otto, dice il responso del Berna. Che alza lo sguado dall’orologio e sbianca: Papalina ha appena confezionato la Madre di Tutte le Cappelle facendosi scappare di mano un pallone che viene comodamente depositato in rete dal vicino e incredulo piede avversario. Invecchiato di colpo di vent’anni, Papalina stramazza a terra, chiedendole invano di inghiottirlo per sempre. I gironcini gongolano, con l’immondo mister che passa davanti alla nostra panca mandandoci allegramente in culo: anima buona, il Cala reagisce stizzito e si becca il giallo da panchinaro, prima di avviarsi verso gli spogliatoi con i compagni di mestizia Bazza e Proraso.

Non c’è davvero quasi più tempo, la sveglia del Berna sta facendo gli ultimissimi giri, si smoccola a non finire quando il prode DiMa tra rimpalli fortunosi e stridor di contrasti orienta le bellicose movenze pinguine verso l’area avversaria, in prossimità della quale viene abbattuto. È sicuramente l’ultima opportunità, e se la gioca Niccosinistro. La parabola arcuata si impenna sulla barriera e continua a girare verso la porta: dopo, non si capisce più niente se non un avventarsi di maglie biancoblu verso la palla rimpallata in qualche modo (dal portiere? dal palo? dal paloportiere?). Fatto sta che un tacco uscito da una piroetta (si scoprirà poi appartenere a Leonicco) caccia la palla in porta. L’arbitro convalida e viene immediatamente circondato dagli energumeni del Girone, accanto ai quali il capannello del Circolo impazza: la gioia scomposta della panca richiama dagli spogliatoi i seminudi Cala e Proraso, che in mutande fanno le scimmie sulle reti di protezione (addirittura implorando al nostro indirizzo irricevibili prestazioni erotiche). Domenekke lampeggia come un’insegna impazzita, e sull’ultima parabola a lunga gittata di Mockenbauer (che per poco non si insacca) arriva il triplice fischio. Gli energumeni naturalmente si scatenano, vogliono in tutti i modi la rissa e sputano verso lo spogliatoio del Circolo in festa incontenibile. In tre si tiene a bada il Vallini furioso, perché la gioia di questo bellissimo gruppo non se ne vada, e perché di questa notte resti solo quella felicità non raccontabile, ma profonda e leggera che solo una partita di pallone può dare. 

Era la seconda partita consecutiva contro una squadra che doveva essere fuori dalla nostra portata (mercoledì ci aspetta la terza), e ne siamo usciti alla grande. Anche questa volta abbiamo tenuto botta senza grossi problemi, e in ogni caso una volta subito i gol non ci siamo mai scomposti, anche se nel secondo tempo la sofferenza in alcuni momenti è stata notevole. È come se, dopo la scoppola presa nel primo tempo contro i Chierichetti, riuscissimo ora a rimanere mentalmente più in partita. La testa, insomma, ha retto fino in fondo, e forse il segreto è tutto lì. Ma ora bando alle ciance, queste notti hanno bisogno di ritratti.

Sorace 8: La papalina non trova ormai più posto su quella selva selvaggia che gli funge da copricapo, ma è un talismano che a conti fatti non serve. Para tutto il parabile, esegue qualche pregevole quanto inconsueto vocalizzo e si supera nel finale sul diabolico destro a girare del Moro destinato all’incrocio. Mezzo voto in meno per un paio di raccapriccianti rinvii di piatto interno.

D’Arrigo 7+: Dopo una manciata di secondi confeziona una clamorosa cappella che gli ingenui riconducono alla prolungata inattività del buon vecchio Proraso: in realtà trattasi di un liscio pensato a bella posta per consentire all’avversario diretto di scaldare subito le mani a Papalina. Si riaggrega alla truppa dopo un paio d’anni di ammutinamento, e conquista subito la fascia terzina orfana del Cala. È in riserva già alla fine del primo tempo ma, seppur paonazzo e sconcertato dalla serie di personaggi che la sarabanda del Matusa gli propone come compagni di fascia (nell’ordine, gli compaiono davanti in rapida sequenza Niccosx, Leo, Giorgio e DiPa che si divertono a scambiarsi i ruoli, Domenekke e Presidente) tiene botta con ardore e lucidità fino alla fine, concedendosi pure una segatona finale fortunatamente ignorata dal direttore di gara. Bentornato.

Giacomelli 6,5: Sta molto sulle sue, ma delizia la platea respingendo di tacco un temibile rilancio degli avversari che in apparenza lo aveva tagliato fuori. Ama duettare con Mockenbauer, che appena può ricambia la stima: succede così che, incurante del fiato sospeso di mezza squadra presaga di una imminente tragedia, la strana coppia dia luogo, nei pressi della nostra area, a prolungati duetti al cospetto di avversari all’inizio increduli, poi schiumanti, ma alla fine stremati dal diabolico palleggio. (15’ ST DiMa 6: Il suo motto, “dove mi metti sto”, è musica per le orecchie di ogni mister. E in effetti, dopo aver patito come un cane in panca, si butta nella mischia come terzino senza se e senza ma, impegnandosi nel consueto autoscontro che allestisce dalle sue parti. I piedi sono discutibili, ma la tempra non sembra risentire dei bagordi a cui si abbandona il fine settimana).

Valori 7,5: Acciacchi a parte, sta tornando ai suoi consueti, elevati livelli di trance psicomotoria: sbotta alla innocua notizia di dover indossare la maglia gialla, e ciò lo carica in un modo indicibile, mercé una dinamica oggettivamente ignota ai i comuni mortali. In campo orienta l’amato furore verso intercetti, contrasti, anticipi di alta scuola, la cui frequenza tuttavia finisce col logorarne prematuramente l’inguine esaltato. (30′ pt Leonicco 6,5: Con il suo ingresso il Matusa inizia la complessa gestione dei cambi, che si avvia con un procedimento a catena: il Vallini, già prima punta, viene chiamato a fare il libero, e il suo ruolo viene rilevato da Niccosx, che a sua volta cede la fascia allo Smilzo. Che in quest’occasione sceglie, tra gli scoppiettanti numeri del proprio repertorio, quello della sciabolata orbitante. Come si evince dalla ciccatona che in un caso ne mette a repentaglio le fibre muscolari, il numero è ad alto coefficiente di rischio, ma lui lo esegue quasi alla perfezione: un pallone raggiunge agevolmente i giardini adiacenti, un altro è annunciato in fase di atterraggio).

Bina 6,5: Si colloca ormai abitualmente al centro della difesa, che peraltro non è assolutamente in grado di orchestrare, ma il mister di giornata lo vede bene lì e lui si adegua volentieri. Una capocciata d’anticipo, un paio di respinte bastano a farne un beniamino dei compagni, che si strappano i capelli e manifestano vigorosamente la propria contrarietà alla sua sostituzione dopo l’intervallo. Non è escluso che sia la barba d’altri tempi, grigia come il vello del sommo Hysen, a farlo sembrare un autorevole pilastro della retroguardia. (ST Morino 6: La consueta frittata che confeziona nei primi minuti di gioco – quando cede volentieri il controllo della palla a un avversario su cui era in vantaggio di una decina di metri – costituisce un rovello a cui, tra pregevoli respinte canute, cerca di trovare una risposta per tutta la durata del tempo. Si tratta in definitiva di capire il motivo per cui, tutte le volte che scende in campo, la prima cosa che fa è un colossale cappellone. All’esalare degli ultimi attimi di partita, con la squadra in affanno totale, ecco, nitida e dirompente, l’illuminazione: la cappella va collocata, secondo la terminologia cara all’accademico pensionato, non in esergo, bensì in clausola di prestazione. La Cappella Finale prende così le sembianze di una palla indirizzata al sette di Papalina, che riesce miracolosamente a salvare. Gli eventi futuri diranno se l’esorcismo è riuscito).

DiPa 7+: Ciuffo Trippato ci sente come una bestia, e questo fa un gran bene alla squadra, anche se per generosità e non impeccabile senso della posizione tende a sfiancarsi alla svelta. Viene cazziato ingenerosamente dal Matusa per aver perso l’uomo in occasione dell’1-0: in verità lo stava inseguendo da anni, ma avendo cominciato la rincorsa dalle Due Strade, era ancora leggermente in ritardo. Si sbatte come un mulo nella ripresa, quando il sadico mister lo chiama a ricoprire vari ruoli: interno, fascia, punta, assaggiatore di lampredotto per il Vallini.

Mockenbauer 7,5: Della sintonia con Supergiack s’è detto. Più conflittuale pare il rapporto con Ciuffo Trippato, che talora si mostra recalcitrante a seguirne le direttive. Da consegnare agli annali, sullo 0-0 un lancione che, dopo infinita gittata, mette Leo davanti al portiere, diventando l’occasione per il primo tentativo di messa in orbita della palla da parte dello Smilzo Che Sgomma. Nel finale l’attacchino Mock provoca avversari e arbitro ostentando, in piena area, un frenetico passaggio della palla da una mano all’altra (“palla c’è, palla non c’è”): vecchio appassionato di basket, l’arbitro apprezza, lasciando gli avversari stizziti e furibondi.

Magazzini 6,5: Si sta rassegnando all’idea che la stagione sciistica è ormai agli sgoccioli, e il suo rendimento calcistico se ne giova, come rilevano le pregevoli battute dall’angolo, che spiovono in area da un’altezza inconsueta. Dà tutto nei 40 minuti che il mister gli concede, intento a far legna per il prossimo inverno (quando tornerà a cadere l’amata neve). (ST Pellegrini 7: Il voto se lo conquista tutto per il gesto eroico col quale insacca opponendo la proboscide al goffo tentativo di rinvio del portiere su angolo. E’ la seconda volta che riesce nell’impresa, ma questa volta il colpo vale il pareggio. Soddisfatto, passa il resto del tempo a scambiarsi allegramente la posizione con il DiPa, al solo scopo di disorientare Proraso).

Bazza 8,5: Tiene a galla la squadra insaccando una parabola ciclonica da distanza siderale, che probabilmente è la svolta della partita, che torna subito in parità appena prima della fine del primo tempo. Forse la fascia di capitano, forse indossare la maglia dell’omonimo eugubino lo consegnano a una serata memorabile, dove si ammira il Bazzone di un tempo, che lotta su tutti i palloni e sta concentrato dall’inizio alla fine. (30’ ST Chisci 6: Il Matusa regala solo uno scampolo di partita al Presidente che torna a sguainare gli occhialoni per un look alla Topesio: ma è uno scampolo al calor bianco, in cui dopo aver comprensibilmente tentennato, alla fine se la cava, pur senza toccare una volta il pallone).

Vallini 7/8: Questa volta la scelta delle scarpe ricade su un paio di doposci deformi, che si rivelano perfetti dopo il forzato trasferimento da punta centrale a libero: dopo i primi interventi a spazzare, infatti, i ditoni cominciano a sbucare curiosi all’esterno della tomaia sfibrata, e garantiscono al Valla una particolare sensibilità di calcio. Accudisce con pazienza il Moro visitato dall’inquietudine autolesionista, e lo rasserena defintivamente nutrendolo di una lurida hamburger con cipolle che scatena una fiatella insostenibile per la punta barbuta affidata alle sue cure.

Niccosx 6: Il lungo letargo invernale, nel quale pare si sia dedicato a dense e problematiche letture finalizzate al superamento di decine di esami universitari, ne ha fatto un pensatore dubbioso, del tutto inadatto a giocare a pallone: lo si nota spesso con le mani sui fianchi riflettere sull’opportunità di affrontare quello strano oggetto che rotola sul campo, rincorso chissà perché da paonazzi personaggi curiosamente abbigliati. Fortunatamente, un raptus lo riconsegna all’antica dimensione viscerale, sollecitandolo a una serpentina da cui esce come sempre abbattuto: da quella punizione scaturisce la prodezza del Bazza, e il giovin pensatore torna alle sue cupe elucubrazioni. (20’ ST Domenekke 6,5: Dovrebbe consentire all’ennesimo frequentatore della fascia destra, che in quel momento è Ciuffo Tripp, di salire a fare la punta in luogo del Pensatore Mancino: in realtà, pungolato dall’antico e comprensibile astio suscitato in lui da chi considera il cheddar un formaggio, si dedica con piglio ed entusiasmo a intercettare tutto ciò che si muove sull’erba. Riesce alla grande nell’intento, vantando alla fine la notevole impresa di stare in campo venticinque minuti senza mai giocare un pallone: però, che contrasti guys!)

Matusaneri 7+: Ormai è chiaro che dà il meglio di sé come mister di giornata, più che come nocchiero di lungo corso. Si trova a dover gestire 6 cambi, 5 nel secondo tempo: decide in pratica di giocarseli tutti sulla fascia destra, magari sacrificando troppo Topesio per lo scarso minutaggio concessogli. Però via, i conti alla fine sono tornati, tutti siamo tornati a casa contenti e allora è giusto così.