Era la seconda partita consecutiva contro una squadra che doveva essere fuori dalla nostra portata (mercoledì ci aspetta la terza), e ne siamo usciti alla grande. Anche questa volta abbiamo tenuto botta senza grossi problemi, e in ogni caso una volta subito i gol non ci siamo mai scomposti, anche se nel secondo tempo la sofferenza in alcuni momenti è stata notevole. È come se, dopo la scoppola presa nel primo tempo contro i Chierichetti, riuscissimo ora a rimanere mentalmente più in partita. La testa, insomma, ha retto fino in fondo, e forse il segreto è tutto lì. Ma ora bando alle ciance, queste notti hanno bisogno di ritratti.
Sorace 8: La papalina non trova ormai più posto su quella selva selvaggia che gli funge da copricapo, ma è un talismano che a conti fatti non serve. Para tutto il parabile, esegue qualche pregevole quanto inconsueto vocalizzo e si supera nel finale sul diabolico destro a girare del Moro destinato all’incrocio. Mezzo voto in meno per un paio di raccapriccianti rinvii di piatto interno.
D’Arrigo 7+: Dopo una manciata di secondi confeziona una clamorosa cappella che gli ingenui riconducono alla prolungata inattività del buon vecchio Proraso: in realtà trattasi di un liscio pensato a bella posta per consentire all’avversario diretto di scaldare subito le mani a Papalina. Si riaggrega alla truppa dopo un paio d’anni di ammutinamento, e conquista subito la fascia terzina orfana del Cala. È in riserva già alla fine del primo tempo ma, seppur paonazzo e sconcertato dalla serie di personaggi che la sarabanda del Matusa gli propone come compagni di fascia (nell’ordine, gli compaiono davanti in rapida sequenza Niccosx, Leo, Giorgio e DiPa che si divertono a scambiarsi i ruoli, Domenekke e Presidente) tiene botta con ardore e lucidità fino alla fine, concedendosi pure una segatona finale fortunatamente ignorata dal direttore di gara. Bentornato.
Giacomelli 6,5: Sta molto sulle sue, ma delizia la platea respingendo di tacco un temibile rilancio degli avversari che in apparenza lo aveva tagliato fuori. Ama duettare con Mockenbauer, che appena può ricambia la stima: succede così che, incurante del fiato sospeso di mezza squadra presaga di una imminente tragedia, la strana coppia dia luogo, nei pressi della nostra area, a prolungati duetti al cospetto di avversari all’inizio increduli, poi schiumanti, ma alla fine stremati dal diabolico palleggio. (15’ ST DiMa 6: Il suo motto, “dove mi metti sto”, è musica per le orecchie di ogni mister. E in effetti, dopo aver patito come un cane in panca, si butta nella mischia come terzino senza se e senza ma, impegnandosi nel consueto autoscontro che allestisce dalle sue parti. I piedi sono discutibili, ma la tempra non sembra risentire dei bagordi a cui si abbandona il fine settimana).
Valori 7,5: Acciacchi a parte, sta tornando ai suoi consueti, elevati livelli di trance psicomotoria: sbotta alla innocua notizia di dover indossare la maglia gialla, e ciò lo carica in un modo indicibile, mercé una dinamica oggettivamente ignota ai i comuni mortali. In campo orienta l’amato furore verso intercetti, contrasti, anticipi di alta scuola, la cui frequenza tuttavia finisce col logorarne prematuramente l’inguine esaltato. (30′ pt Leonicco 6,5: Con il suo ingresso il Matusa inizia la complessa gestione dei cambi, che si avvia con un procedimento a catena: il Vallini, già prima punta, viene chiamato a fare il libero, e il suo ruolo viene rilevato da Niccosx, che a sua volta cede la fascia allo Smilzo. Che in quest’occasione sceglie, tra gli scoppiettanti numeri del proprio repertorio, quello della sciabolata orbitante. Come si evince dalla ciccatona che in un caso ne mette a repentaglio le fibre muscolari, il numero è ad alto coefficiente di rischio, ma lui lo esegue quasi alla perfezione: un pallone raggiunge agevolmente i giardini adiacenti, un altro è annunciato in fase di atterraggio).
Bina 6,5: Si colloca ormai abitualmente al centro della difesa, che peraltro non è assolutamente in grado di orchestrare, ma il mister di giornata lo vede bene lì e lui si adegua volentieri. Una capocciata d’anticipo, un paio di respinte bastano a farne un beniamino dei compagni, che si strappano i capelli e manifestano vigorosamente la propria contrarietà alla sua sostituzione dopo l’intervallo. Non è escluso che sia la barba d’altri tempi, grigia come il vello del sommo Hysen, a farlo sembrare un autorevole pilastro della retroguardia. (ST Morino 6: La consueta frittata che confeziona nei primi minuti di gioco – quando cede volentieri il controllo della palla a un avversario su cui era in vantaggio di una decina di metri – costituisce un rovello a cui, tra pregevoli respinte canute, cerca di trovare una risposta per tutta la durata del tempo. Si tratta in definitiva di capire il motivo per cui, tutte le volte che scende in campo, la prima cosa che fa è un colossale cappellone. All’esalare degli ultimi attimi di partita, con la squadra in affanno totale, ecco, nitida e dirompente, l’illuminazione: la cappella va collocata, secondo la terminologia cara all’accademico pensionato, non in esergo, bensì in clausola di prestazione. La Cappella Finale prende così le sembianze di una palla indirizzata al sette di Papalina, che riesce miracolosamente a salvare. Gli eventi futuri diranno se l’esorcismo è riuscito).
DiPa 7+: Ciuffo Trippato ci sente come una bestia, e questo fa un gran bene alla squadra, anche se per generosità e non impeccabile senso della posizione tende a sfiancarsi alla svelta. Viene cazziato ingenerosamente dal Matusa per aver perso l’uomo in occasione dell’1-0: in verità lo stava inseguendo da anni, ma avendo cominciato la rincorsa dalle Due Strade, era ancora leggermente in ritardo. Si sbatte come un mulo nella ripresa, quando il sadico mister lo chiama a ricoprire vari ruoli: interno, fascia, punta, assaggiatore di lampredotto per il Vallini.
Mockenbauer 7,5: Della sintonia con Supergiack s’è detto. Più conflittuale pare il rapporto con Ciuffo Trippato, che talora si mostra recalcitrante a seguirne le direttive. Da consegnare agli annali, sullo 0-0 un lancione che, dopo infinita gittata, mette Leo davanti al portiere, diventando l’occasione per il primo tentativo di messa in orbita della palla da parte dello Smilzo Che Sgomma. Nel finale l’attacchino Mock provoca avversari e arbitro ostentando, in piena area, un frenetico passaggio della palla da una mano all’altra (“palla c’è, palla non c’è”): vecchio appassionato di basket, l’arbitro apprezza, lasciando gli avversari stizziti e furibondi.
Magazzini 6,5: Si sta rassegnando all’idea che la stagione sciistica è ormai agli sgoccioli, e il suo rendimento calcistico se ne giova, come rilevano le pregevoli battute dall’angolo, che spiovono in area da un’altezza inconsueta. Dà tutto nei 40 minuti che il mister gli concede, intento a far legna per il prossimo inverno (quando tornerà a cadere l’amata neve). (ST Pellegrini 7: Il voto se lo conquista tutto per il gesto eroico col quale insacca opponendo la proboscide al goffo tentativo di rinvio del portiere su angolo. E’ la seconda volta che riesce nell’impresa, ma questa volta il colpo vale il pareggio. Soddisfatto, passa il resto del tempo a scambiarsi allegramente la posizione con il DiPa, al solo scopo di disorientare Proraso).
Bazza 8,5: Tiene a galla la squadra insaccando una parabola ciclonica da distanza siderale, che probabilmente è la svolta della partita, che torna subito in parità appena prima della fine del primo tempo. Forse la fascia di capitano, forse indossare la maglia dell’omonimo eugubino lo consegnano a una serata memorabile, dove si ammira il Bazzone di un tempo, che lotta su tutti i palloni e sta concentrato dall’inizio alla fine. (30’ ST Chisci 6: Il Matusa regala solo uno scampolo di partita al Presidente che torna a sguainare gli occhialoni per un look alla Topesio: ma è uno scampolo al calor bianco, in cui dopo aver comprensibilmente tentennato, alla fine se la cava, pur senza toccare una volta il pallone).
Vallini 7/8: Questa volta la scelta delle scarpe ricade su un paio di doposci deformi, che si rivelano perfetti dopo il forzato trasferimento da punta centrale a libero: dopo i primi interventi a spazzare, infatti, i ditoni cominciano a sbucare curiosi all’esterno della tomaia sfibrata, e garantiscono al Valla una particolare sensibilità di calcio. Accudisce con pazienza il Moro visitato dall’inquietudine autolesionista, e lo rasserena defintivamente nutrendolo di una lurida hamburger con cipolle che scatena una fiatella insostenibile per la punta barbuta affidata alle sue cure.
Niccosx 6: Il lungo letargo invernale, nel quale pare si sia dedicato a dense e problematiche letture finalizzate al superamento di decine di esami universitari, ne ha fatto un pensatore dubbioso, del tutto inadatto a giocare a pallone: lo si nota spesso con le mani sui fianchi riflettere sull’opportunità di affrontare quello strano oggetto che rotola sul campo, rincorso chissà perché da paonazzi personaggi curiosamente abbigliati. Fortunatamente, un raptus lo riconsegna all’antica dimensione viscerale, sollecitandolo a una serpentina da cui esce come sempre abbattuto: da quella punizione scaturisce la prodezza del Bazza, e il giovin pensatore torna alle sue cupe elucubrazioni. (20’ ST Domenekke 6,5: Dovrebbe consentire all’ennesimo frequentatore della fascia destra, che in quel momento è Ciuffo Tripp, di salire a fare la punta in luogo del Pensatore Mancino: in realtà, pungolato dall’antico e comprensibile astio suscitato in lui da chi considera il cheddar un formaggio, si dedica con piglio ed entusiasmo a intercettare tutto ciò che si muove sull’erba. Riesce alla grande nell’intento, vantando alla fine la notevole impresa di stare in campo venticinque minuti senza mai giocare un pallone: però, che contrasti guys!)
Matusaneri 7+: Ormai è chiaro che dà il meglio di sé come mister di giornata, più che come nocchiero di lungo corso. Si trova a dover gestire 6 cambi, 5 nel secondo tempo: decide in pratica di giocarseli tutti sulla fascia destra, magari sacrificando troppo Topesio per lo scarso minutaggio concessogli. Però via, i conti alla fine sono tornati, tutti siamo tornati a casa contenti e allora è giusto così.
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