Solo grazie alla memoria a lungo termine dei numerosi anziani presenti in squadra è possibile risalire al periodo in cui è datata l’ultima vittoria: si parla peraltro di tempi opportunamente obnubilati, quando ancora Il Camma pensava di essere un rugbista e il Il Tromba spadroneggiava beffardo e compulsivo nella Penisola. Con la coppiòla inflitta ai consueti rivali di sponda del Sant’Ambrogio si può dire che quei tempi siano definitivamente alle spalle: che sia merito della legge dei grandi numeri, del ritrovamento della Papalina o del nuovo assetto tattico, con Mockenbauer a dirigere il centrocampo, lo dirà solo il resto del campionato. Ma un’altra vittoria c’è stata: tutto il resto è aria fritta (per chi ama il Califfo, noia).
Sorace 6,5: Palesemente sotto scacco del dugongo, imparentato nel suo cavo orale come lo scoglio nella sventurata Concordia, osserva pregando senza fiatare, ben piantato nel sottoscala della porta, i frequenti campanili che si alzano a pochi passi dalla linea fatale. È però perfetto nelle prese, cosa fondamentale dato che i compagni si guardano bene dal proteggerne le parate.
Calamai 7-: Distratto solo dagli inusitati, e dunque inopportuni, complimenti ricevuti dal mister dopo alcune ovvietà calcistiche sciorinate in apertura, ritrova la concentrazione e ignora i perfidi e cervellotici inviti del neolibero Vincenzo a rivedere la propria posizione in campo. Nel finale timbra il solito cartellino con quel suo proverbiale rientro seguito da affannosa rincorsa al pallone che continua a spacciare per dribbling.
Valori 6+: Il suo disegno è chiaro, sebbene mai proclamato: mostrare subdolamente la propria incompatibilità col ruolo orientandone competenze e prerogative a questo fine inconfessabile. La difesa a uomo è la sua prima arma: adducendo la presunta velocità di un avversario dirotta Supergiack a fare lo stopper, ordinando parallelamente a PièCanuto di occuparsi di invisibili orde in arrivo sulla fascia sinistra. Cerca poi di coinvolgere in questo improbabile allarme anche il Cala, che però risponde picche. La seconda arma è tecnica: il rifiuto di apparire difensore passa dall’ostentata rinuncia a usare la testa per intercettare e direzionare la palla al portiere. Ed è proprio da un filotto di mancati retropassaggi, comodi ma mortificanti per un centrocampista della sua fatta, che si producono ripetuti affanni, segate e baruffe assortite. Sull’opportunità di essere impiegato come libero decide improvvisamente di coinvolgere dialetticamente un avversario in corsa, col risultato di falciarlo e di continuare, espulso, ad interrogarsi negli spogliatoi.
Morino 6: Scapato come un giovincello, PièCanuto scorda la maglia a casa (ecco perché gli basta un misero zainetto per portarsi la roba) e gioca col numero zero sulle spalle. Nel primo tempo le disposizioni del Valori lo collocano nel deserto dei Tartari ad aspettare Godot: lui naturalmente non fa una piega, e collega filosoficamente l’ininfluente posizione in campo allo zero che reca sul groppone.
Giacomelli 6,5: Sembra incassare senza visibili contraccolpi l’ordine per lui inedito di occuparsi a uomo dell’attaccante più vivace, il temutissimo Franceschino, che si trova a francobollare per ogni dove. Ma la mancanza della consueta fascia alla lunga si sente, e scava nel suo animo sensibile una sorda inquietudine, che esplode alla prima occasione utile. Succede nella ripresa (non a caso quando il vero responsabile del suo malessere è sotto la doccia) in occasione di un pericoloso tumulto scoppiato nei pressi della nostra porta. Ripreso, assieme ai compagni di reparto, dal lontano mister di giornata, lo tempesta di improperi che nella loro vera sostanza non sono altro che spilloni acuminati finalmente conficcati nel feticcio del Valori.
Poggiali 6/7: Ora che l’ha comprata coi sui soldi, la fascia di capitano non la molla nemmeno sotto tortura. Nello schema iniziale (4-3-3) è il centrocampista di destra, dietro all’effervescente e imprevedibile Leonicco. All’inizio accusa vistosamente l’investitura di Giulio come regista (dunque mangiapalloni ufficiale della squadra), ma pian piano se ne fa una ragione impegnandosi sovente in corse a perdifiato concluse in genere accompagnando il pallone fuori dal regolare rettangolo di gioco. Ma forse era solo l’istinto di raggiungere al più presto una dolce metà ritenuta a quell’ora irrimediabilmente ricompattata (20’ ST DiMassa 6+: La sua presenza in campo è inequivocabilmente segnalata da cozzi e scintille. Tende infatti a preferire di gran lunga l’impatto con tibie e malleoli a quello col pallone, al punto che anche quando è in chiaro vantaggio sull’avversario rallenta ad arte la corsa pinguina preparando e pregustando l’imminente sinistro. È perfetto per il finale all’arma bianca).
Mocchetti 7,5: Non si scompone nel trasloco da centrale difensivo a centrale di centrocampo, dove è chiamato per la storica mancanza in squadra di un uomo d’ordine: tale è l’abitudine a questa lacuna che per i primi dieci minuti nessun compagno se lo incula. Dopo l’espulsione di Vincenzo torna in difesa dove giganteggia e trasmette sicurezza nell’arroventato finale. Per sempre Mockenbauer.
Vallini 7: Per oscure ragioni veste la gloriosa maglia del Presidente, che dà a chi la indossa una enorme responsabilità ma anche una carica fuori dal normale: nello specifico, il destinatario della gloriosa 42 sfoggia uno spunto sul metro e mezzo evidentemente trasmesso dall’indumento. In questo modo è venuto a palesarsi sul campo una sorta di Chillone esuberante ma allo stesso tempo quasi (quasi) pacificato. Da consegnare agli annali un suo salvifico intervento di testa da cui escono in diverse direzioni il pallone e il passamontagna: gli avversari si avventano su questo, scongiurando l’imminente pericolo.
Leonicco 7+: L’iniziale 4-3-3 ne riduce il campo a disposizione, e allora se lo va a cercare disperatamente in luoghi inconsueti: appare così all’improvviso al centro, spesso tra le gambe dell’attonito Bazza, oppure lo si vede dettare il passaggio nell’adiacente campo di baseball.. Nella ripresa, potendo confidare sul ruolo di esterno nel familiare 4-4-2 decide di limitare il campo d’azione al rettangolo di gioco, e vede premiato il sacrificio nella rete del 2-0. Sospettando l’arrivo dei crampi si concede una scavallata coast to coast che vale da sola il prezzo del biglietto (?). Nonostante non sia coinvolto in particolari collusioni, riesce comunque anche questa volta a non farsi mancare la consueta ferita lacero contusa. (25’ ST Colucci 6+: Trasfigurato nella sua maschera grigioverde ma confortato dal rassicurante pannolone L’UomoGastro scalpita dalla voglia di giocare e sfodera un quarto d’ora di dedizione assoluta alla causa. Cerca ripetutamente il lancio sulla fascia: non ne azzecca uno ma solo perché, volendo sostituire il calcio potente alla vecchia salamella, il risultato – ferma restando l’innaturale curvatura del piede – è la banana a uscire).
Bazza 6: Dovrebbe essere il centroboa del 4-3-3, ma ancora i centrocampisti non lo cercano nel modo giusto, portando palla invece che indirizzargliela subito in modo che lui la smisti sulle fasce. Però sembra in crescita, scuote meno il capoccione e impegna severamente il portiere su punizione: al riguardo andrà ricordato come incoraggiante segnale di pervicacia che dalla punizione del Bazza sortiscono in rapida successione altri due tiri in circa 30”, progressivamente sempre più centrali, ma comunque record assoluto per il Circolo. (ST Niccodestro 7,5: Con lui in campo il Matusa cambia modulo, chiamandolo a fare la seconda punta accanto a Niccosx nel 4-4-2. Entra e segna dopo tenace percussione centrale dopo aver cacato il cazzo che voleva stare sulla fascia. Ha classe, forza e tenacia proporzionali all’adipe: quindi tanta roba).
Niccosinistro 6: Forse non troppo a suo agio come esterno del 4-3-3, nel primo tempo è un po’ nervoso e si divora il vantaggio per un controllo troppo lungo. Nell’occasione si becca una censurabile infamata e minaccia di uscire dal campo: il proposito fortunatamente rientra e nel secondo tempo, con le spalle coperte da Niccodx, torna a fare il terminale offensivo pappandosi un altro gol ancora per un controllo allungato ma rincorrendo decine di palloni, impegnando il portiere e tenendo sempre in apprensione la difesa avversaria.
Chisci 8: Come detto cede la sua maglia al Vallini, e rinuncia giocoforza a dare il suo contributo in campo. Si occupa però di sbandierare nel gelo della serata, pregustando peraltro lo scossone ormonale che riceverà rientrando in possesso dell’indumento intriso dei portentosi umori del Valla.
Matusa 7: In una sola serata si toglie lo sfizio di 1. vedere Niccodestro; 2. varare la prima squadra del Circolo dotata di regista; 3. cambiare modulo dal primo al secondo tempo; 3. vedere un gol di Niccodestro; 4. riassestare la squadra dopo un’espulsione (sperimentando una nitida e durevole sensazione di panico, prima di capire che non doveva fare altro che passare da un 4-4-2 a un 4-4-1).